Ogni volta che sale alla ribalta della cronaca qualche grave episodio di violenza tra ragazzi - di cui spesso con le caratteristiche di continuità nel tempo e grave disparità di forza tra "persecutore" e "vittima" tipiche del bullismo - subito gli adulti con qualche responsabilità educativa ribadiscono che va tutto bene, che sono episodi occasionali, che non si tratta di bullismo.

Se la parola spaventa o suona come un giudizio negativo, cambiamola o usiamone altre.

Ma almeno cerchiamo di assumerci le nostre responsabilità. Ogni episodio di prepotenza è un chiaro indicatore di una qualche carenza socio educativa, è il segnale che qualcosa agli adulti è sfuggito, o perchè non l'hanno visto (quindi un errore di percezione) o perchè non ne hanno saputo cogliere il senso vero (quindi un errore di interpretazione).

Se dopo due anni di campagne mediatiche e di accanimento (o pseudo tale) sanzionatorio siamo ancora al punto che dobbiamo minimizzare, negare l'evidenza dei problemi o enfatizzarli oltre ogni ragionevole senso (che alla fine ha le stesse conseguenze del minimizzare: l'immobilismo) forse significa che abbiamo sbagliato qualcosa.

Si respira un clima in cui sembra che la sola soluzione sia la denuncia ed il procedimento penale, come se la violenza fosse un problema di responsabilità individuale e non invece un problema  sociale, di cultura, di modo di stare insieme, di stile di vita, di adulti carenti affettivamente ed assenti educativamente per i lunghi anni dell'infanzia, di adulti che vedono, ma fingono di non capire, perchè affrontare e gestire la rabbia dei bambini e dei ragazzi è certamente più faticoso che lamentarsi e aspettare che si arrivi al punto di giustificare la denuncia penale ... "che poi se ne occupino le forze dell'ordine ... non è un nostro problema...".

Come possiamo chiedere ai genitori di assumersi le loro responsabilità educative se noi educatori fingiamo di non vedere e non abbiamo la forza di dire "Sì, abbiamo sbagliato, non avevamo capito" oppure semplicemente "Sapevamo, abbiamo fatto tutto il possibile, ma non siamo riusciti ad evitarlo". Se non lo possiamo dire è perchè forse sappiamo che "tutto il possibile" non viene mai fatto, che avremmo potuto fare di più.... 

Anni di interventi su questi problemi mi hanno insegnato che quando un genitore di un bambino o di un ragazzo che subisce atti violenti ricorre alla denuncia è perchè tutto ciò che ha tentato prima non ha sortito effetti, perchè si è trovato tante porte sbattute in faccia, tante promesse senza esito, spesso si è anche sentito colpevolizzato.

Non sarebbe ora di iniziare a fare qualcosa di più vero ed incisivo, non finalizzato a mostrare quanto siamo bravi, ma finalizzato a ridurre veramente il malessere dei bambini e dei ragazzi?

E noi genitori, se iniziassimo a pensare che le scuole migliori sono quelle che riconoscono la presenza del bullismo e lo affrontano con chiarezza e senso di responsabilità, invece di quelle che curano una falsa immagine "pulita", salvo poi dover nascondere i problemi?

“Fondatore e amministratore.”

Oliviero Facchinetti

Psicologo psicoterapeuta
Trento +39 0461 924900
info@olivierofacchinetti.it

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