T rattandosi di un fenomeno estremamente complesso e variegato,  il bullismo si presta ad essere analizzato ed affrontato da diversi punti di vista: educativo, psicologico, sociale, giuridico, ecc. Ognuno di questi punti di vista analizza un aspetto del fenomeno e tende a suggerire interventi che, pur avendo una loro utilità operativa, spesso non considerano gli altri aspetti, quelli considerati dagli altri punti di vista.
Ad esempio, l’insegnante prenderà in considerazione alcuni aspetti del bullismo, quali i comportamenti di disturbo della classe, il disagio socio educativo degli autori di bullismo, ecc.; per suo obiettivo professionale, tenderà a ricercare gli aspetti di disagio e di carenza educativa in tutti i soggetti coinvolti e cercherà di pensare interventi mirati a migliorare quell’aspetto della situazione.
L'operatore sociale tenderà a privilegiare la dimensione socio educativa,

a vedere le situazioni di disagio socio famigliare e ambientale in cui spesso crescono gli autori delle prepotenze maggiormente aggressive o violente.
L'operatore di giustizia minorile tenderà a gestire e occuparsi prevalentemente degli aspetti giuridici, cercando di ridimensionare il più possibile la valenza giudiziaria dei comportamenti di prepotenza, per evitare che i ragazzi entrino nel circuito dei procedimenti penali; circuito che rischia di connotare negativamente alcune situazioni che potrebbero essere affrontate e gestite in modo migliore attraverso interventi socio assistenziali.
Lo psicologo clinico tenderà a rilevare il disagio personale e le conflittualità interiori, i malesseri di chi agisce e di chi subisce e cercherà di porre risoluzione a quel tipo di problema. E così via per gli altri punti di vista quale quello sociologico, sociale, etico, ecc.

 
Bullismo in pillole: 3 - Complessità