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Per chi pensa non sia un problema
Dott.
Oliviero FACCHINETTI - www.bullismo.it -
www.facchinetti.net Una obiezioneche spesso viene fatta quando si parla dell'importanza del bullismo è: "Perché tanta enfasi nel parlare di bullismo? Queste cose ci sono sempre state, siamo cresciuti bene anche noi ed è il modo in cui i bambini imparano ad arrangiarsi nella vita" Questa opinione, in realtà alquanto diffusa, merita un tentativo di risposta articolata.
A livello sociale l'autorevolezza
degli adulti (e
spesso anche
il loro controllo) tende a ridursi sempre più nel tempo; tra
le
altre cause anche per la "precocizzazione" adolescenziale tipica
della nostra società, che fa sì che i
comportamenti
trasgressivi
e certe dinamiche di gruppo tra coetanei si presentino in
età
precoci
(già nella tarda infanzia ed in preadolescenza).
La trasgressione non
è più
caratteristica tipica
di un preciso periodo della vita (l'adolescenza appunto), ma sta
diventando
“norma” o quantomeno fa
“tendenza”, in una
continua gara al rialzo ed all'estremizzazione
dei comportamenti. Spesso si ha la sensazione che i movimenti di
differenziazione
dall'adulto e la ricerca di una propria identità separata
debbano
per forza esprimersi nella manifestazione di comportamenti ostili o
violenti,
in situazioni in cui sono carenti altre possibilità di
movimento socio-relazionale costruttivo.
In senso educativo
più generale, alcune dimensioni dell'emotività
(quali la tenerezza, la gioia, la calma, il sentirsi appoggiati, il
piacere
di essere guidati nella scoperta delle cose, il gusto della conquista e
della conoscenza costruita passo passo, ecc.) sembrano essere sempre
meno
presenti nella vita di bambini e ragazzi. Tutto questo porta a
modalità
personali di relazione con se stessi e sociali di rapporto con gli
altri
sbilanciate nel senso della fretta, dell'impazienza, dell'attenzione
labile
con una sempre più ridotta capacità di
comprendere
l'altro
ed i suoi sentimenti. Abbiamo bambini invasi da una moltitudine di
stimoli
che sviluppano prevalentemente alcune dimensioni e qualità
dell'esperienza
(quali l'immaginazione, il movimento veloce, l'agire senza pensare,
ecc.)
a scapito di altre (quali le sensazioni forti, la calma, la
riflessione,
il gioco costruttivo, ecc.), non contribuendo allo sviluppo di
identità
personali e sociali forti e radicate nella pienezza
emotiva.
Questa continua corsa alla
ricerca di stimoli porta alla diminuzione
della capacità di ascoltarsi e di sentire, alla
perdita di
contatto
con le sensazioni e gli affetti ad esse legati, ad una
"povertà"
emotiva che sfocia nell'azione immediata o nell'ostilità
ripetitiva
che copre le emozioni più profonde quali la paura, la
vergogna,
la tenerezza, la voglia di contatto.
Molti bambini hanno perso la capacità di giocare e di gestire i conflitti manifestando le proprie ragioni con forza verbale e cercando la mediazione, per cui facilmente finiscono con lo sprofondare in una rabbia pervasiva. In aggiunta a questo abbiamo anche un ambiente sociale spesso poco "presente" educativamente e sempre meno "contenitivo", pur se ridondante di oggetti e di "benessere".
L'insieme di questi
elementi porta anche ad un
innalzamento della
soglia
di tolleranza verso le prepotenze, innalzamento a cui
contribuiscono in grossa
misura
anche molti programmi televisivi e forme di
pubblicità.
Accettazione sociale delle prepotenze, confusione nei valori sociali ed educativi, mancanza di contatto e di contenimento, precocizzazione di comportamenti pseudo adolescenziali, spirito di emulazione di modelli trasgressivi, perdita di autorevolezza delle figure adulte, svalutazione dei compiti educativi della scuola, ecc., formano un terreno fertile per il radicamento del bullismo e del disimpegno morale. 30.09.2000 © Copyright - Documenti e testi non possono essere duplicati se non previo consenso scritto da parte dell' Autore.
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| Ultimo aggiornamento Sabato 15 Marzo 2008 23:43 |
| Si effettuano indagini (quantitative e qualitative) sulla diffusione del bullismo nelle scuole e si coordinano progetti di intervento. |
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