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senso di colpa

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4 Anni 10 Mesi fa #77 da nunzio
mia figlia (16 anni) ha assistito involontariamente una sera per strada ad un atto di bullismo. Due ragazzi di 4 superiore (stessa scuola che lei frequenta) stavano picchiando un ragazzo. Lei insieme ad altri compagni, spaventati sono scappati ma sono stati raggiunti dai due ragazzi che li hanno minacciati di non dire niente di quanto accaduto.
DOpo oltre un mese che notavo un calo di umore di mia figlia sono riuscito a farmi dire cosa la tormentava. E mi ha spiegato il tutto evidenziando principalmente il senso di colpa che la tormentava per non essere riuscita a dare alcun aiuto al ragazzo picchiato.
Ovviamente nessuno del gruppo che aveva assistito ha parlato con genitori e mia figlia mi ha pregato di non dire niente di quanto detto. I due bulli continuano periodicamente a chiedere ai ragazzi di non fare menzione del fatto minacciati di ricevere lo stesso trattamento.
La domanda che pongo: come facci a supportare mia figlia in quesrto senso di colpa? Non posso tradire la fiducia andando direttamente dai due "disgraziati". Pongo scarsa fiducia nella scuola (privata) che è abbastanza protettiva e sino ad oggi non ha intrapreso nessuna azione per momenti di discussione sul bullismo e ovviamente non è al corrente del fatto. Grazie Nunzio

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4 Anni 10 Mesi fa #78 da O. F.
Ritengo (da ciò che lei descrive) che abbia fatto bene a non tradire la fiducia di sua figlia <andando direttamente dai due "disgraziati">, anche perchè in quel caso gli stessi si sarebbero rivalsi sulla figlia.
Purtroppo realizzare quella che viene considerata la base per ogni intervento di riduzione del bullismo, cioè creare un ambiente "che racconta" non è impresa facile e sicuramente non può stare sulle spalle di una sola persona.
Le percosse (così pare collocarsi l'episodio da lei descritto) sono perseguibili su querela di parte, per cui dovrebbe essere chi è stato picchiato a trovare il modo di sporgere denuncia all'autorità giudiziaria, anche se di solito chi subisce è ancora più spaventato di chi assiste.
Nei confronti di sua figlia e delle altre persone che hanno assistito alla scena sono state messe in atto delle minacce. La cosa più semplice da suggerire potrebbe sembrare il consiglio di sporgere denuncia, ma nell'esperienza sappiamo che un buon esito di una siffatta denuncia dipende da una serie di fattori e non è per niente scontato.
Se vi fosse un contesto che permetta di fare una segnalazione all'autorità giudiziaria (ad esempio ad un Vigile di quartiere, oppure alla Polizia di Stato o ai Carabinieri) senza sporgere una formale denuncia, ciò permetterebbe di segnalare una situazione di rischio in modo che il personale addetto possa effettuare una sorveglianza mirata ed eventualmente cogliere i soggetti che prevaricano in flagranza. Da ciò che mi scrive non sembra trattarsi di reati perseguibili di ufficio, di conseguenza anche un semplice colloquio con l'autorità giudiziaria non dovrebbe costringere alla denuncia formale, per cui potrebbe essere un modo per capire come si potrebbe procedere.
In questi casi il modo migliore di operare sarebbe far sì che i fatti vengano conosciuti dalle autorità preposte senza danneggiare chi subisce; la realizzazione concreta di tale piano operativo dipende da molte variabili di contesto che solo chi conosce l'ambiente e la modalità operativa delle istituzioni che vi operano può conoscere.
Ciò che mi sento di consigliare è di non agire contro la volontà di sua figlia o a sua insaputa; ogni ipotesi di azione va discussa con calma, meditata e concordata con la filgia stessa.
Per quanto riguarda l'ipotesi di intraprendere azioni di sensibilizzazione sul tema del bullismo, trattandosi di alunni di quarta, quindi alla soglia della maggiore età (se non lo sono già), è difficile valutarne la possibile ricaduta positiva. Le percosse di gruppo e le minacce contro i "testimoni" fanno ipotizzare più una situazione di ragazzi che utilizzano la prepotenza come modalità abituale, piuttosto che una situazione sporadica.

O. Facchinetti
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