




| Utilizzo del gruppo nella prevenzione (G. Rizzi) |
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UTILIZZO FUNZIONALE del GRUPPO negli INTERVENTI di PREVENZIONEDr. Giuseppe RIZZIPsicologo psicoterapeutaIl contributo di queste note riguarda un intervento istituzionale condotto utilizzando il modello della Psicoterapia funzionale. L'intervento prevedeva l'impianto e l'attuazione di un progetto per costituire nelle sedi più varie un "Laboratorio adolescenti di prevenzione ed educazione alla salute". Punti salienti del progetto sono:
Il modello della Psicoterapia funzionale guarda l'istituzione come un gruppo ampliato, cioè un organismo-sistema complesso interagente su più piani e più livelli, con molteplici gradi di integrazione e di intersezione tra gli stessi (spesso di disgregazione-sconnessione). Questa visione permette di agire sull'istituzione tanto in modo analitico che in quello psicosociale, superando l'antinomia tra istituito ed istituendo, tra individuo e gruppo. Il modello della Psicoterapia funzionale fornisce una chiave di lettura che guarda la complessità della persona (SE'), del gruppo (NOI) e dell'istituzione (un NOI sovradimensionato per la pluralità gruppale) come ad un'espansione di un nucleo originario le cui funzioni vanno via via aumentando e diversificandosi nei processi di adattamento che si rendono necessari per vivere nella realtà. Il mantenimento di una identità di fondo del gruppo o della persona è riferibile al livello di integrazione delle varie funzioni operanti nel SE' o nel NOI. Queste funzioni, costituite già nel nucleo originario, si sviluppano nella loro complessità secondo quattro grandi aree, che analogicamente a quanto avviene nella persona (Rispoli L. - Andriello B., Psicoterapia corporea ed analisi del carattere, Bollati Boringhieri, 1988) si possono riferire anche al gruppo, già inteso come organismo da Foulkes (Introduzione alla psicoterapia gruppoanalitica, E.U.R., 1983). Le quattro aree (emotiva, cognitiva, posturale, fisiologica) si precisano in sottoaree funzionalmente interconnesse e che vanno a costituire nel loro insieme l'identità funzionale del gruppo:
L'assunzione di questo modello interpretativo apre all'impiego di
L'utilizzo del gruppo come strumento di cambiamento ha due particolari valenze che vanno sottolineate:
Dal punto di vista delle operazioni che si vanno a compiere, si cercano modalità e tecniche d'intervento che mantengano e sviluppino le varie funzioni della persona e del gruppo, integrandole tra di loro; che mobilitino ed appoggino quelle che si inseriscono in progetti che, dall'assunzione del presente, proiettino le persone con immaginazioni, ipotesi, proposte verso il futuro. Così si costruisce un continuum di rinnovamento aperto a nuovi vincoli e contratti continuamente verificati nella loro realizzazione: vero e proprio laboratorio per costruire compiti sugli obbiettivi condivisi (Lo Verso G - Ruvolo G., Gruppo-analisi, organizzazioni ed istituzioni. Il gruppo: una prospettiva dinamica e clinica, Giuffré, 1989). Anche le situazioni di bisogno, espresse in termini di urgenza (es.: "il caso" difficile in classe) con cui spesso viene avvicinato il gruppo di lavoro, vengono affrontate in un'ottica che, accogliendo lo stato di necessità ed eventualmente rinviandolo nelle sedi più appropriate (prevenzione secondaria), le utilizzi come il filo rosso di una manifestazione reattiva ad un cambiamento che va innestato in aree più integrate nel gruppo: ruoli inconsueti, linguaggi e comunicazioni inascoltati, informazioni rimosse, contatti non percepiti, idee trascurate, movimenti ignorati, spazi non occupati, ecc. La situazione problematica, pertanto, non viene accantonata, ma utilizzata: molto spesso sarà sufficiente rinforzare un piccolo movimento, andare oltre un'atmosfera emotiva pervasiva, ecc., per poter agganciare propositività ed immaginazioni espansive su cui cooptare le persone. La progettualità diventa, allora non mero esercizio intellettuale, ma il momento ed il luogo qualificante della vita di gruppo il quale rende sinergeticamente disponibili le proprie conoscenze, movimenti, fantasie, emozioni, energie verso obbiettivi in parte comuni, salvaguardando l'identità di ciascuno, potendone diffferenziare e diversificare il contributo e l'adesione con una manifesta affermazione delle proprie istanze. 4 - Il lavoro esperienziale come momento qualificante da collegarsi alla definizione-assunzione-realizzazione del compito. Il coinvolgimento in un progetto è sempre contrassegnato da un passaggio, non privo di ansia e di incertezza, ad operazioni decisionali, a giochi su nuove regole di cui il conduttore è sollecitatore e provocatore: "Cosa si potrebbe fare per ...?" "Come si potrebbe portare avanti questa idea, questa fantasia, ...?" ecc. In questo modo favorisce il "tu puoi" indispensabile a riportare la responsabilità delle scelte al gruppo e poi a definire e distribuire precisi compiti che vanno a caratterizzare l'esperienza e l'aspetto del fare, necessario al conseguimento di risultati (livello di produttività). Il vissuto esperienziale si apre per mettersi in relazione col mondo in modo selettivo attraverso tutte le mediazioni del sentire e del conoscere-riconoscere. (Napolitani D., Individualità e gruppalità, Boringhieri, TO, 1987, pp. 27 e sgg.). La sperimentazione di un'esperienza progettuale passa quindi dalla elaborazione di processi simbolici individuali (pensieri, fantasie, idee,sogni), al riconoscimento di un'area comune gruppale (rappresentazione ed immaginazione del gruppo progettuale), che immette nell'accomunamento spazio-temporale delle circostanze "storiche" (per cui si è insieme in quel modo ed in quel tempo), dei compiti ancorati emotivamente all'identità dei singoli. Ciascuno è valorizzato suddividendo il lavoro senza processi di scissione, poichè la decisionalità è riportata sempre all'interno del gruppo stesso. Il rifiuto, la resistenza, il sabotaggio, la fuga dai compiti (una volta elaborata e talvolta selezionata, laddove è necessario, l'adesione al gruppo), sono utilizzati per orientarlo, non tanto all'analisi del transfert negativo in atto, quanto verso la funzione emotiva (da integrare nella relazione) necessaria per andare a cogliere ed evidenziare desideri emotivi profondi che spingono oltre il conformismo ed i ruoli affettivi istituzionali e convenzionali che si richiamano alla propria storia familiare (Fornari F. "Gruppo e codici affettivi", in AA. VV., Il cerchio magico, F. Angeli, Milano, 1987). L'avvenuto passaggio è spesso comunicato semanticamente con espressioni di stranezza, stupore, curiosità, inconsuetudine. 5 - L'impiego di un coordinatore esterno al Servizio. L'impiego di una figura esterna, soprattutto in campo istituzionale come coordinatore del progetto, tende a garantire la realizzabilità dello stesso. Infatti i progetti e gli interventi a carattere preventivo richiedono una discreta energia in termini di tempi e di operazioni da compiere, fin dalle fasi iniziali del loro avvio, e danno risultati percepibili solo in termini medio-lunghi. In tal modo l'operatore del servizio si trova a svolgere un lavoro suppletivo che si aggiunge alle attività di consulenza e di terapia: accade quindi spesso che vengano iniziate delle attività preventive con molto entusiasmo, ma che poi esse vengano lasciate cadere di fronte alle prime grosse difficoltà e frustrazioni. La presenza di una figura esterna, il cui ruolo è proprio quello di portare avanti il progetto, oltre ad essere una risorsa in più, permette di affrontare questi momenti critici e di calo di interesse, evitando così l'arenarsi del progetto stesso. Strettamente collegata a questa, vi è un'altra funzione che l'esperto esterno può svolgere ed è legata al fatto che, in quanto esterno al gruppo di lavoro, si trova in una posizione di osservatore che può meglio comprendere il significato istituzionale dei movimenti del gruppo di lavoro, nonchè i movimenti interni, le dinamiche tra i singoli operatori (alleanze, conflitti, rivalità, invidie, gelosie, leadearship, ecc.). Diviene così possibile utilizzare in senso propositivo le dinamiche di gruppo, integrando ed adattando gli obbiettivi del progetto con le esigenze ed i desideri dei singoli partecipanti. In conclusione il coordinatore esterno, separando da quello col compito il conflitto relazionale, che catalizza e sposta su di sé, propone dei movimenti di cambiamento ancorati ad aree espansive del gruppo e mirati al progetto stesso. Proprio il ruolo di "esperto" dà al conduttore l'opportunità di esercitare in senso autorevole una spinta al cambiamento nella sua posizione priviligiata di osservatore partecipe di un momento regressivo che sempre s'instaura nella costituzione di una nuova relazione gruppale che ne evidenzia tutti i punti di scissione (Anzieu D., Il gruppo e l'inconscio, Borla 1986). Questo ruolo di "esterno" viene poi esercitato dal gruppo di lavoro del Servizio o dai suoi singoli membri una volta a contatto ed inseriti nell'avvio di altri progetti. 6 -L'assunzione di consapevolezza e responsabilità come il luogo di sviluppo e di crescita (prevenzione ed autonomia). La prevenzione è intesa come assunzione di consapevolezza, responsabilità e corresponsabilità nei momenti di cambiamento per poter acquisire e mobilizzare nel processo di adattamento risorse strumentali necessarie allo sviluppo ed alla crescita personale, indirizzate verso una sempre maggior autonomia delle proprie funzioni. Sotto l'aspetto interattivo questo sviluppo si estrinseca come aumento di contrattualità e di ridifinizione di strumenti, contenuti, strategie, mete (compresi i progetti) anche nei confronti dei servizi sanitari e la partecipazione ad un gruppo ne dà risonanza e ne amplia il significato e la forza. Nell'attuazione si possono distinguere varie fasi:
7 - Ausiliarità dell'équipe del progetto rispetto alla progettualità dei gruppi delle persone esterne.
Più volte si è accennato all'ausiliarità come modalità essenziale del contributo dell'èquipe del progetto o del coordinatore all'interno della stessa per lo svolgimento dell'attività di prevenzione. Essa va ad operare su quelle funzioni che sono da valorizzare, far crescere, rinforzare, attivare, potenziare e mantenere integrate in tutti i piani del SE' come sviluppo della persona. Opera a tal fine in due direzioni: salvaguardando la struttura difensiva, ma riportando sull'operatore le spinte disgregative e distruttive evidenziate nella struttura caratteriale (Reich W., Analisi del carattere, Sugarco, 1973) presente anche nel gruppo; supportando attivamente l'emergere di tutti quegli spunti operativi, aspetti ed atteggiamenti propositivi che sono connotati e correlati ad emozioni positive. La necessità di assumere questa ausiliarità e gli strumenti non solo interpretativi ed informativi da parte del gruppo di operatori comporta all'interno del gruppo di lavoro il superamento della conflittualità interna, unitamente all'individuazione di una propria autonomia progettuale anche rispetto all'istituzione promotrice ed allo stesso coordinatore. Per questo nella prima fase dell'attuazione del progetto e durante tutto il suo svolgersi si è reso il gruppo stesso un vero e proprio laboratorio, strumento indispensabile alla realizzazione esterna dello stesso. CONCLUSIONI E VERIFICHE Il progetto preventivo così impostato , dopo un primo anno teso a dimostrarne la realizzabilità e superata anche la fase sperimentale, ha chiuso il secondo anno e si avvia (nell'anno 1993) al terzo con una serie di obbiettivi e risultati raggiunti così sintetizzabili quantitativamente e qualitativamente:
Espansione qualitativa negli obbiettivi raggiunti:
Restano obbiettivi da raggiungere e sui quali si sta lavorando la realizzazione di interventi nell'area degli adolescenti non studenti e la costruzione di un osservatorio permanente sugli interventi per e sugli adolescenti nel territorio e sulla loro validificazione dei risultati nel tempo. A conclusione di queste riflessioni sul Progetto "Laboratorio adolescenti" è gradito ricordare il significativo contributo dato dal Dr. Facchinetti a proposito dell'inquadramento teorico delle funzioni del coordinatore esterno.
3 1.05.1993
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| Si effettuano indagini (quantitative e qualitative) sulla diffusione del bullismo nelle scuole e si coordinano progetti di intervento. |
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