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PREVENZIONE e RILEVAZIONE FUNZIONALE delle ISTITUZIONIOliviero FACCHINETTI - Psicologo psicoterapeuta
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| Sommario: |
L’approccio di Psicologia Funzionale del Sé alle istituzioni si propone come una metodologia che va ad agire, con tecniche "ampliate" a più livelli dell’organizzazione, sulle specifiche alterazioni delle singole componenti, del gruppo e dell’istituzione. Questo in una prospettiva che tende a non separare cura e prevenzione, salute e malattia, sviluppando funzioni di regolazione, utilizzando le risorse, potenziando lo stato di benessere, ecc.. Vengono individuate quattro grandi aree, con piani e funzioni: cognitivo, emotivo, fisiologico, posturale.
La rilevazione funzionale, oltre alla configurazione del sé gruppale, individua anche le modalità di funzionamento , cioè i punti di FORZA e di funzionamento adeguato, le aree di connessione/sconnessione, di ipo/ipertrofia e di sclerotizzazione dei sistemi istituzionali:
INTERVENTO PREVENTIVO
Nell’approccio di Psicologia Funzionale l’ intervento preventivo è centrato sul ‘METTERE IN RELAZIONE’ le funzioni, attraverso la loro mobilizzazione, il ricreare o creare connessioni, agendo sui punti di forza e supportando le funzioni deboli e carenti, anche con funzioni di SÉ AUSILIARIO .
Fare prevenzione significa anche, non solo, sviluppare iniziative, attività e quanto altro possa promuovere la SALUTE intesa, con l'O.M.S., come "uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e assenza di malattie"; questo comporta prioritariamente far interagire tra loro le varie componenti in gioco, vale a dire: maschi con femmine, giovani con adulti, bande e gruppi sociali con altri gruppi di coetanei, studenti con compagni, studenti con professori, giovani con istituzioni sanitarie ed educative, etc. Mettere in relazione significa avere occasioni e contesti relazionali adeguati (in cui la presenza di un operatore qualificato nella conduzione di gruppi di discussione, attento ai processi che via via si verificano, al loro significato per quel gruppo in quel momento, etc.) perché i vari elementi che interagiscono possano inizialmente individuarsi, anche differenziandosi gli uni dagli altri, per potersi poi, su posizioni più 'sicure', confrontarsi, chiarire le differenze e le similitudini, esplicitare i pregiudizi, gli atteggiamenti, confrontare le intenzioni di certi comportamenti con gli esiti.
FASI
In anni di interventi con le istituzioni e con i giovani abbiamo individuato anche alcune fasi nel decorso dell’intervento:
IL C.I.C.
Nella nostra esperienza abbiamo trovato molto importante che tra i compiti e le funzioni svolte dallo psicologo che entra nelle scuole con progetti preventivi vi sia una precisa rilevazione funzionale dell’istituzione finalizzata ad elaborare un progetto di intervento mirato. A mio parere il C.I.C. (Centro Informazione Consulenza) si presta bene a sostenere queste funzioni, in quanto spazio di ‘ascolto’ dove può trovare espressione la dimensione affettiva, simbolica e di progettualità. L’intervento psicologico presso i CIC potrebbe infatti assolvere funzioni di catalizzatore, stimolo di movimenti integrativi, mobilizzazione di funzioni e integrazione tra professionalità diverse e tra componenti diverse dell’ambiente scolastico.
Ad esempio gli interventi nelle classi permettono agli studenti di affrontare tematiche per loro pressanti e significative, di mobilizzare il gruppo e migliorare la comunicazione (o quantomeno di restituire loro una lettura ‘diagnostica’ della situazione di stallo o di difficoltà), di affrontare con chiarezza un preciso argomento, permettendo anche di mettere ordine tra le varie informazioni provenienti da ambiti diversi (televisione, giornali, riviste, compagni, genitori, adulti, ecc.). La presenza dello psicologo nell’istituto, la sua disponibilità, le occasioni di incontro singolo o di gruppo, permettono non solo di affrontare curiosità e temi attuali, ma anche di acquisire una certa familiarità con quella figura professionale, capirne le funzioni ed il ruolo e quindi poterlo utilizzare in caso di difficoltà nel corso della vita.
CONCLUSIONI
Una progettualità preventiva articolata e strutturata su più piani e funzioni del territorio porti, tra le altre cose, al definirsi di una area comune tra le varie istituzioni, quali appunto U.S.L., scuole, associazioni territoriali, gruppi di adolescenti, di volontariato etc. La realizzazione degli interventi a carattere preventivo ha favorito il graduale costituirsi di una rete di relazioni tra le diverse strutture operanti nel territorio, relazioni caratterizzate da una modalità di rapporto con l'utente quantitativamente e, soprattutto, qualitativamente diversa da quella legata alla 'cura'. Il 'setting' (inteso qui in senso estensivo, come ambiente che permette la relazione terapeutica o 'di aiuto') curativo male si addice ad un efficace intervento preventivo, in quanto nella cura è sempre presente una qualche forma di delega, un affidarsi, a volte abbandonarsi, nelle mani dell'esperto; delega che in forme, tempi e modi diversi a seconda dei singoli casi e delle aree di intervento, è funzionale agli effetti stessi del trattamento e del processo di 'guarigione'.
Negli interventi di prevenzione primaria e di educazione alla salute invece l'utente (sia esso insegnante, genitore, ragazzo, etc.) si rappresenta e tende a porsi come un interlocutore attivo. E' pur vero che in alcuni casi il soggetto tende a rapportarsi anche in un contesto di questo tipo con atteggiamenti di delega all' 'esperto'; se ciò può essere in parte funzionale alla dimensione informativa, lo è molto meno per interventi mirati a modificare atteggiamenti culturali e personali. In questi casi, la prima cosa da farsi è accogliere e poi modificare questi atteggiamenti di delega, favorendo la esplicitazione e la realizzazione del desiderio di essere attori partecipanti; ciò rappresenta il primo passo di un atteggiamento attivo verso la propria salute e la ricerca di benessere, e svolge di per sé una funzione preventiva.
La costituzione di una RETE di relazioni a carattere collaborativo con referenti significativi delle varie istituzioni del territorio le rende maggiormente integrate con l'ambiente socio-culturale di appartenenza e costituisce al tempo stesso un terreno su cui innestare percorsi 'integranti' il territorio, o quelle zone, aree (intese in senso ampio, sia topologico che sociale) e componenti dello stesso che sono isolate, sconnesse, scisse o semplicemente incongruenti con un adeguato funzionamento dell'insieme. Una siffatta rete permette inoltre, su tempi lunghi, di operare con maggior efficacia ed efficienza anche a livello di prevenzione secondaria e di cura e riabilitazione, in virtù del fatto che l'operatore, e conseguentemente anche il soggetto-utente (sia esso singolo, famiglia, gruppo), possono poggiare su una rete sociale che 'tiene', cioè costituita da un numero sufficiente di legami forti e da un 'tessuto' qualitativamente adeguato.
22.06.1994 - www.bullismo.it - www.facchinetti.net
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