Sport

Nella mia esperienza come docente di Tecnica Agonistica presso il corso ATS per Tecnico dell'animazione turistico sportiva e del tempo libero (corso con accesso riservato a ragazzi e ragazze che praticano attività sportiva agonistica) ho potuto verificare come l'adolescenza rappresenti un periodo di forte e decisiva crisi per l'impegno sportivo agonistico. Ciò è dovuto ad una serie di fattori che si sommano e determinano le scelte future del giovane atleta. Per quanto possano genericamente essere considerati fattori motivazionali, sono la risultante di complessi movimenti affettivi, emotivi e socio relazionali.

Un momento decisivo di passaggio avviene solitamente verso i 16-17 anni, età in cui vi è un passaggio

a categorie maggiormente impegnative per quanto riguarda l'impegno sportivo, pur se in modo differenziato, a seconda della storia personale, delle caratteristiche della disciplina sportiva praticata ed del contesto ambientale.

Nelle fasce giovanili la precocità di sviluppo fisico e motorio, unitamente ad una predisposizione fisiologica, è spesso un fattore che avvantaggia in modo signifcativo e permette di avere buoni risultati spesso anche con un minimo impegno. Nella piena adolescenza le differenze nelle fasi di crescita tendono a ridursi e la competizione diventa generalmente più impegnativa. Per ottenere buoni risultati è sempre necessario un maggior investimento in termini sia di tempo dedicato all'allenamento che di impegno. Questo maggior investimento si associa ad un maggior sacrificio, richiede una maggiore tolleranza alla frustrazione e comporta necessariamente togliere tempo e risorse ad altri interessi, in particolare quelli sociali extra sportivi.

Parallelamente ai cambiamenti soggettivi, vi sono anche quelli legati ai rapporti famigliari, in quanto l'adolescente vive un processo di progressiva differenziazione e separazione dalle figure genitoriali che investe necessariamente anche l'esperienza sportiva agonistica.

Tranne rare eccezioni, nella motivazione sportiva del bambino riveste sempre un forte ruolo l'aspetttiva dei genitori. Per quanto nel bambino l'attività sportiva rappresenti (o dovrebbe rappresentare) soprattutto una esperienza ludica, è sempre presente il piacere di mostrare la propria abilità al genitore, componente motivazionale che diventa prioritaria nelle situazioni in cui il genitore vorrebbe e fa di tutto affinchè il figlio diventi l'atleta che lui (o lei) è stato o quello che avrebbe voluto diventare.

L'adolescente che pratica sport agonistico si trova in qualche misura a fare i conti con questi aspetti della propria motivazione in quanto per un verso non vorrebbe deludere le aspettative genitoriali, per l'altro non si trova più nella condizione psico affettiva di voler fare dei sacrifici soltanto per soddisfare le aspettative di altri.

Le modalità con cui il singolo atleta vive e gestisce questa crisi motivazionale ed il tipo di riscontri che riceve dalle figure genitoriali e dal contesto sportivo (allenatori ecc.) incidono in modo significativo sulla scelta se proseguire con l'attività agonistica con rinnovata e forte motivazione ed assunzione di responsabilità, oppure riorientarsi verso una attività sportiva più mirata al benessere ed al piacere personale, oppure ... abbandonare lo sport.

Gli esiti dipendono molto dal grado di consapevolezza dei fattori emotivi, affettivi e motivazionali in gioco e dal grado di accettazione e supporto alle scelte che riceve, oltre che al tipo di disciplina praticata. In situazioni di forte dubbio e incertezza, la consulenza psicologica può rappresentare uno spazio "neutro", distante dalle pressioni, in cui poter prendere consapevolezza delle varie dimensioni motivazionali per poter pervenire ad una scelta basata sulle proprie motivazioni profonde, assunta in piena responsabilità.

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